La storia sul muro

Per una serie di circostanze storiche, l’Officina conobbe un significativo sviluppo negli anni dell’autarchia, quando le sanzioni imposte all’Italia fascista dalla Società delle Nazioni nel 1935, in seguito all’aggressione dell’Etiopia, resero necessario sviluppare produzioni nazionali anche nel settore meccanotessile.
Nel dopoguerra Luciano Savio, figlio del fondatore, prese le redini dell’azienda e ne promosse una progressiva espansione. Nel 1946 venne prodotta la prima macchina completa, la Binatrice Savio BS. Negli anni successivi l’impresa raggiunse mercati lontani, dalla Cina alla Russia e dal Brasile all’Argentina. Insieme a Lino Zanussi, Luciano Savio contribuì inoltre alla crescita di un importante sistema industriale che favorì lo sviluppo della città.
Nel 1954, per far fronte all’aumento del numero degli addetti e dei volumi produttivi necessari a soddisfare le richieste provenienti da tutto il mondo, l’Officina, ormai divenuta una vera e propria fabbrica, si trasferì in via Udine, allora alla periferia della città, dove si trova ancora oggi.
Osservando l’opera si può notare come dalle sfumature del grigio si passi progressivamente a colori più vivaci e caldi, che sono stati utilizzati per raffigurare gli ambienti dell’Officina dell’arte. Questa scelta cromatica rappresenta il passaggio dal passato al presente: da ciò che l’Officina era un tempo a ciò che è diventata oggi.
Nel 2004 la Fondazione Bambini e Autismo per il Futuro ETS ha preso in locazione una parte delle ex Officine e vi ha dato vita a un centro lavorativo per persone adulte con autismo. Il centro comprende tre laboratori, oltre agli uffici, alla palestra e allo showroom.
Uno dei laboratori è dedicato al mosaico professionale e raccoglie l’eredità di una tradizione che costituisce una delle ricchezze storiche del territorio. L’arte del mosaico, portata nel mondo dagli artigiani friulani, è ancora oggi custodita e sviluppata dalla Scuola Mosaicisti del Friuli, nella vicina Spilimbergo.
Le parti a mosaico presenti nell’opera sono state realizzate dalle persone che frequentano il centro, sotto la direzione di un maestro mosaicista diplomato alla Scuola Mosaicisti del Friuli. Esse costituiscono elementi centrali e, al tempo stesso, dettagli particolarmente significativi dell’opera. Questa scelta richiama una modalità percettiva spesso associata all’autismo, caratterizzata da una particolare attenzione ai dettagli.
Gli elementi musivi si inseriscono poi in un’opera ideata, disegnata e dipinta da Giulio Masieri, affermato artista di street art che ha lavorato in numerosi contesti internazionali, tra cui Tokyo, Parigi e Londra. Nell’opera da notare in basso nella parte centrale la “firma” dell’artista.
Durante il lockdown del 2020 Masieri ha realizzato a Pordenone il primo di una serie di murales raffiguranti animali giganti. Queste opere, divenute rapidamente note anche attraverso il web, hanno contribuito ad associare l’immagine della città ai suoi grandi dipinti murali. Per ulteriori informazioni sui murales di Masieri e sulla loro collocazione nel pordenonese si può visitare il sito https://glianimaligiganti.it/#opere
Per tornare all’opera qui rappresentata c’è da dire che è stata realizzata in collaborazione con il Comune di Pordenone e con l’assenso della proprietà dell’edificio (gli eredi SAVIO), in vista del 2027, anno in cui Pordenone sarà Capitale italiana della Cultura.
Unica nel suo genere, essa vuole offrire un contributo alla memoria della storia industriale della città, senza trascurare quella vivacità culturale che da sempre caratterizza il territorio e che ha reso Pordenone, agli occhi dei visitatori, “la città che sorprende”.

